La conoscenza del mondo che acquisiamo attraverso l’olfatto è caratterizzata da un’evanescente incertezza. E, se fin dal respiro con il quale viaggia, l’odore si pone in relazione diretta con la realtà, difficile risulta tradurre singolari sensazioni olfattive in informazioni condivisibili. Manca un vocabolario strutturato per stabilire gerarchie, relazioni e si ricorre ad un paradossale modello teorico –  la piramide olfattiva – fondato proprio sulla misurazione del maggiore o minore perdurare di una fragranza. Tanto vale per il profumo di fiori, ma anche di foglie, bucce, resine, semi, cortecce, legni, steli, radici, oggetto del volume di Margherita Lombardi e Cristina Serra-Zanetti, I fiori profumati, Salani, 2010, pp. 317. Apparso nella collana I Manuali, il volume si misura con l’obiettivo di fornire uno strumento operativo e conoscitivo ad un tempo; in ciò viaggiando in parallelo con un altro titolo dedicato dalle stesse autrici a Le Bulbose. L’impianto da repertorio soffre di alcune dichiarate esclusioni (le aromatiche tra tutte) e dell’assenza di un indice generale – magari integrato dal sentiero dei principali nomi italiani –, nient’affatto pleonastico per ricercare le profumate nelle categorie dove in ordine alfabetico sono volta a volta registrate (alberi, arbusti, rampicanti, …erbacee). Spartano con merito nella fattura, il libro propone una serie di godibili schede, che illustrano per ogni genere, rusticità, esposizione, terreno, note colturali e problemi, nonché il dettaglio delle specie “profumate”. Chiude un Elenco di Piccoli progetti da sperimentare sul filo del procedere ascensionale del profumo con il susseguirsi delle stagioni: rasoterra a inizio primavera, le fragranze si alzano agli arbusti per sollevarsi ancora più in alto l’estate; mentre nella rarefazione dell’inverno fioriscono spesso su rami nudi. In primo piano, una serie di note su fiori capaci di ottimizzare risorse ed energie, sprigionando profumi per proteggersi da animali o dal disseccamento da calore, ma soprattutto per attirare a fini riproduttivi insetti pronubi. Narrazioni di incontri accorti tra forma e profumo di un fiore e uno specifico insetto impollinatore, tra fragranza e colorazione. Per il nostro olfatto, occasioni di cogliere in giardino un aroma che può variare in funzione del momento della giornata, delle condizioni atmosferiche. Sullo sfondo, il ruolo del profumo dei fiori negli usi religiosi, sociali, espressivo artistici, dall’antichità almeno alla società preindustriale; dal ricorso alle essenze nelle cerimonie funebri in relazione ai molteplici significati simbolici di rinascita, immortalità, … all’uso di bruciare resine (per fumum, tra le etimologie, evidenzia la relazione con il mondo della divinità); dal rilievo del profumo in culture in larga misura aniconiche come la islamica, alla diffidenza suscitata in contesti puritani per l’assimilazione profumo-lusso; dalle tecniche per rendere eterno il profumo in essenza, allo sviluppo di attività artigianali di settore almeno fino alla creazione di fragranze sintetiche, all’industrializzazione e ai suoi … profumi. In una società sempre più “deodorata”, di pari passo con la riduzione della funzione comunicativa svolta dall’apparato olfattivo nel novero della gerarchia dei sensi, si è anche affermata la tendenza a selezionare varietà orticole con caratteristiche profittevoli come colore, forma, durata per il taglio, resistenza alle malattie. E ci si è troppo spesso dimenticati della ricerca del profumo nei fiori e del concerto di fragranti affinità che avvolgono le relazioni dei diversi abitanti di ogni giardino.

Margherita Lombardi e Cristina Serra-Zanetti, I fiori profumati, Salani, 2010, pp. 317 (I Manuali) recensito da Andrea Di Salvo su Alias – Supplemento de Il Manifesto 10 luglio 2010


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