IMG_1274E’ con tono ben diverso dalle parole annotate dalla Ottilia delle Affinità elettive nel suo Diario (“nessuno cammina impunemente fra le palme, e non c’è dubbio che i sentimenti si mutano in un paese dove sono di casa gli elefanti e le tigri”), evocative di un vago, straniante esotismo, che Goethe, molti anni dopo, alla lettura del volume della Historia naturalis palmarum dedicato alla descrizione delle palme del Brasile, confessa l’emozione di sentirsi “quasi presente lì e come di casa in una parte del mondo così remota”. Il tributo “di vicinanza” è per l’opera principale messa in cantiere dal giovane medico e botanico Carl Friedrich Philipp von Martius di ritorno dal suo viaggio di esplorazione naturalistica in Brasile, dal 1817 al 1820. Partito a 23 anni con una commissione di scienziati al seguito dell’arciduchessa d’Austria Leopoldina che si recava a Rio de Janeiro sposa del futuro imperatore del Brasile indipendentista, Martius aveva avuto modo di indagare la flora e la fauna tropicale di una zona appena esplorata tra le maggiormente ricche in termini di biodiversità. Assieme ai Resoconti di viaggio, anch’essi lodati da Goethe per la qualità letteraria, e alla descrizione sistematica della Flora Brasiliensis, la Historia naturalis palmarum dà corpo ad una personale passione che nell’afflato enciclopedico si propone di procedere “analizzando tutte le palme apparse sulla terra, quelle ancora viventi e le testimoni fossili”. L’innovativo risultato è una monografia che sistematizza le conoscenze del tempo su una famiglia specifica; a partire dalla sua esperienza diretta in Brasile ma allargando l’indagine ai mondi noti tramite lavori altrui. Un’opera ponderosa in tre volumi corredata da 240 litografie di grande formato e stampata tra 1823 e 1853, grazie a sottoscrizioni e prenotazioni, in varie versioni, alcune colorate. E’ a partire dal corredo illustrativo dell’edizione conservata nella Biblioteca dell’Università di Bonn che H. Walter Lack, direttore dell’Orto botanico e del museo botanico di Berlino (che già aveva inserito l’opera di Martius nella sua rassegna di testimoni insigni della storia dell’illustrazione botanica Garden of Eden, Taschen 2001), ha oggi curato la scelta delle riproduzioni con annotazioni trilingue (Italiano-Spagnolo-Portoghese) de Il libro delle palme, 314×435, pp. 416, Taschen 2010. Per quanto l’intero contenuto dei tre volumi dell’opera madre sia disponibile in formato digitale, sub voce, all’indirizzo www.botanicus.org, impagabile resta il piacere del volgere una dopo l’altra le grandi pagine del libro delle palme. Nelle tavole, create sotto la supervisione di Martius o riprese da modelli terzi, figurano a fianco delle splendide rappresentazioni di piante intere o di dissezioni botaniche, vedute degli habitat ospiti. E se per certo la singola figura, corredata di dati, è tesa a restituire come strumento di trasmissione di conoscenza l’esatta immagine della pianta e delle sue parti in prospettiva – con la composizione sinottica nella tavola delle relazioni tra i diversi elementi –, anche il disegno “di paesaggio” di palme isolate (che invece raramente si presentano tali in natura) è funzionale a farne risaltare la struttura: una modalità di dipingere il paesaggio brasiliano, che senza troppo cedere a certe tensioni estetiche, mira al rispetto del dato nell’equilibrio della relazione arte-scienza.

Carl Friedrich Philipp von Martius, Il libro delle palme, Taschen, 2010, pp. 416, 314×435,  € 99.99 (a cura di H. Walter Lack) recensito da Andrea Di Salvo su Alias 42 – Supplemento de Il Manifesto 23 ottobre 2010


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