E’ uno sguardo sopraelevato quello che prendiamo in prestito da Nalini Nadkarni, studiosa di ecologia forestale e in particolare di quel paesaggio intermedio costituito dalla volta arborea che ha esplorato arrampicandosi a trenta e più metri da terra, specie nella foresta pluviale temperata e in quella nebbiosa tropicale. Da questo osservatorio, a partire dagli anni settanta, ha indagato la varietà di presenze vegetali e animali che abitano la chioma, i microclimi che si generano alle diverse altezze, nonché il rilievo ecologico nell’ecosistema delle foreste e quindi del pianeta. Della lezione appresa dagli alberi, Nadkarni ha voluto darci conto nel suo Tra la terra e il cielo. La vita segreta degli alberi, Elliot, pp. 384, € 22.00, dove, in un irrefrenabile anelito interdisciplinare, aspira a raccontarci le nostre affinità con gli alberi, i modi in cui “i bisogni umani vengono [da essi] soddisfatti”. Con l’intento, insomma, di dilatare ulteriormente lo sguardo – e il risultato però di slargarlo oltremodo. L’effetto è quello di un inventario dove si affollano onomatopee e espressioni di ascendenza arborea; valenze meta metaforiche di alberi genealogici, decisionali; risposte a bisogni in termini di beni e servizi, riparo, salute, esigenze ludiche; traduzioni simboliche, spirituali, religiose. Con innesti di contributi diversi, dagli effetti neopop: testi poetici di vario rilievo forestale collezionati assieme a canzoni e ninnananne, ballate di Woody Guthrie, riferimenti cinematografici e telefilm. Di questo assemblaggio entra per altro a far parte il racconto delle iniziative tese a divulgare i risultati delle sue ricerche: coinvolgendo, in quota, compagnie di danza o gruppi musicali (C.A.U.T.I.O.N. con il suo Forest Canopy Freestyle Rap). O ancora le conferenze dibattito promosse in luoghi di culto di varie fedi sulle connessioni tra alberi e spiritualità o, nelle prigioni, il progetto denominato “Il muschio in carcere”. Eppure è nella prospettiva dall’alto della sua prosa scientifica che Nadkarni sa restituirci sinestetiche visioni “umanistiche” di organismi che interagiscono in sistemi complementari. Alberi in movimento e noi con loro in molteplici relazioni di senso. E allora, a fianco dei dati in crescita nel suo database Big Canopy, il primo a raccogliere notizie su numero e morfologia delle volte delle foreste terrestri, Nadkarni ricorda che nel 1995 in India esistevano 13.270 boschi sacri; e, mentre ci parla della rastremazione come reazione al vento dell’albero che usa così economicamente le proprie risorse, ci spiega come le alberate di New York (parchi esclusi) risultino da un censimento del 2007 contribuire all’erario per una cifra annuale di 122 milioni di dollari in termini di anidride carbonica e inquinanti sottratti, quantità di energia serbata dall’ombra e dalla traspirazione; oppure ancora, a proposito del baniano (Ficus Benghalensis), l’albero capovolto della tradizione indu, che lascia discendere radici aeree finché a terra non diventano fusti legnosi, ci dice come a Bali venga omaggiato con un rispettoso colpo di clacson di saluto dai motociclisti di passaggio.

Nalini Nadkarni, Tra la terra e il cielo. La vita segreta degli alberi, Elliot, pp. 384, € 22.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias 6- Supplemento de Il Manifesto 12 febbraio 2011


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