Nella polimorfica vicenda di coevoluzione tra arti e giardini, recuperato il testimone dalla rappresentazione pittorica paesaggistica e poi dall’architettura del modernismo e funzionalismo, la scultura torna ad essere con la seconda metà del secolo scorso interlocutrice tra le arti privilegiata. Non più con la funzione decorativa, di segno emergente nel continuum vegetale e suo contrappunto nella costruzione geometrico prospettica degli spazi e in quella allegorica dei percorsi conoscitivi, ma come opera d’arte che si mostra in sé. Cominciata già con gli Sculpture parks degli anni Trenta, è questa la vicenda che dall’annessione al museo di spazi esterni porterà in forme nuove a ibridarsi nuove forme d’arte nei giardini e negli spazi pubblici in rapida trasformazione. Dove, passaggio scontato è quello dall’arte ambientata – con il giardino contenitore che incornicia l’opera – all’arte ambientale dove, in una dimensione di interrelazione tra autore e specificità del luogo, il paesaggio degli spazi risulta momento costitutivo dell’opera stessa realizzata. Con sullo sfondo gli interventi della Land Art che dalla fine degli anni Sessanta segnano direttamente con il gesto artistico la natura, interagendo con la temporalità e la dimensione organica dei medium.

Da queste premesse muove il volume VerDeSign. Percorsi e riflessioni fra arte e paesaggio, a cura di Marinella Mandelli e Laura Pirovano, FrancoAngeli, pp. 263, € 39 a indagare l’evolvere della relazione arti giardino per come si è declinata in Italia negli ultimi decenni. Opera miscellanea di ricognizione teorica e in situ perché propone analisi di casi progettuali e un apparato di schede tecniche, viatico alla visita dei luoghi. Magari con la consapevolezza, maturata nella curiosità dell’opinione pubblica anche sulla scorta dell’esperienza dei festival internazionali di giardini, delle opportunità espressive del giardino contemporaneo. Giardino da analizzarsi nelle sue “tendenze attuali e prospettive”, anche e proprio assumendo come chiave privilegiata di indagine la centralità dell’intreccio arti giardino paesaggio, come si argomenta nella prima parte teorica del volume. Secondo un’articolazione interna che inevitabilmente sconta sovrapposizioni e interscambiabilità (in Arte ambientale, Giardini d’artisti, Percorsi artistici e giardini ludici, Casi di contaminazione tra paesaggi e luoghi d’arte), il catalogo varia allora dal parco ambientale Fattoria di Celle (Pistoia), con la collezione di “archisculture” commissionate come inamovibili e realizzate in relazione serrata e dialogante con gli spazi (da Abakanowicz, Finlay, Miyawaki, Beverly Pepper, Robert Morris), ai Giardini degli artisti. Il famoso, archetipico, Giardino dei tarocchi di Niki de Saint Phalle con le sue gigantesche sculture rivestite di ceramica, vetro, specchi che si riflettono nel paesaggio della Maremma. Il parco museo di sculture e installazioni di Daniel Spoerri a Seggiano sul Monte Amiata, sorta di “museo personale” di opere sue e di artisti amici raccordate in diversi tracciati anche botanici. Come pure in un giardino botanico, l’artista multimediale austriaco André Heller ospita opere (di Haring, Lichtenstein, Paladino) e artisti chiamati a realizzarle in loco. O ancora, procedendo, nel Bosco della Ragnaia a San Giovanni d’Asso, fra le crete senesi e la Val d’Orcia, l’artista americano Sheppard Craige dissemina il suo itinerario di macchie, radure, sculture, scale d’acqua, iscrizioni, tabernacoli. Percorsi artistici sono quelli del Parco a tema Orme su La Court (Asti) che, nato sotto l’egida di Emanuele Luzzati, dal 2003 fa “vivere e invecchiare” in un vigneto opere e installazioni costruite con materiali poveri da artigiani e artisti del territorio; mentre tra gli Interventi di contaminazione, incontriamo, in dialogo con il giardino barocco alla Venaria Reale, il Giardino delle sculture fluide di Giuseppe Penone o il Teatro del silenzio di Lajatico (Pisa), progetto di ecoarchitettura che modellando il terreno ricava nel paesaggio un teatro naturale destinato ad ospitare, al centro del laghetto che lo delimita, un’opera d’arte diversa ogni anno e per un solo giorno all’anno uno spettacolo (oltre a quello del paesaggio d’intorno). Tratto unificante delle diverse forme e esperienze documentate è proprio la contaminazione reciproca di linguaggi tra arti e giardini e non è certo un caso che un’intera sezione del volume sia intitolata Sperimentazioni. A documentare progetti, dal Laboratorio Green Island, nel quartiere Isola di Milano, a Giardiningiro, manifestazione di giardini temporanei di strada nel quartiere multietnico di San Salvario a Torino, tesi a ripensare, anche con la mediazione di pratiche, a vario livello, di “arte pubblica”, le relazioni tra comunità e territorio. Dato sì che tra arte e giardino il frastagliarsi delle pratiche attive nello spazio pubblico appare procedere di pari passo con l’emergere di dimensioni comunitarie, partecipative, del fare artistico.

VerDeSign. Percorsi e riflessioni fra arte e paesaggio, a cura di Marinella Mandelli e Laura Pirovano, FrancoAngeli, pp. 263, € 39, recensito da Andrea Di Salvo su Alias 8 – Supplemento de Il Manifesto 26 febbraio 2011


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