Per quanto osservata con lo sguardo affisso su di un ambito specifico, sempre emerge per differenza la ricca, unitaria, complessità della figura e dell’opera del maggior paesaggista italiano del novecento, Pietro Porcinai. Finalmente investito dalla serie di manifestazioni celebrative che, nel centenario della sua nascita, ne illustrano e valorizzano l’opera oltre il circuito degli specialisti, con l’apertura straordinaria di alcuni dei suoi giardini, con studi che per approssimazioni successive ancora attingono al ricco patrimonio documentario di testi e disegni conservato nella serra archivio del suo studio-laboratorio nella fiesolana villa Rondinelli. E certo affatto specifica, tutta fiesolana, è la prospettiva del volume curato da Ines Romiti, Pietro Porcinai. L’identità dei giardini fiesolani. Il paesaggio come “immenso giardino”, pp. 272, Edizioni Polistampa, € 34. A partire dall’assunto di una sorta di imprinting sull’opera di Porcinai che dalla Gamberaia a Settignano, dove nasce, figlio del capo giardiniere della villa-compendio della “riscoperta” d’inzio secolo del giardino all’italiana, muove e si dilata per aprirsi alla trama di segni del paesaggio collinare fiesolano. Come lui stesso lo rappresenta, “Palinsesto …assimilabile a un giardino [di cui possiede] logica e identità”. E lo reinterpreta “Per conservarlo bisogna coltivarlo e a questa finalità produttiva occorre dare un connotato più ampio che comprenda sia gli aspetti storico-culturali che estetici”. Impronta destinata a riproporsi variata come cifra del suo linguaggio compositivo. E se della Gamberaia spesso accadrà di ritrovare l’attenzione per le direttrici prospettiche, per il gioco dei rapporti volumetrici di quinte vegetali, l’esedra conclusiva e il dissolvere verso il selvatico traverso parterre, limonaie, orti-giardino, è lo scenario del paesaggio che nel disegno di una natura segnata dal lavoro di generazioni qui specialmente si impone nella cornice particolare dettata dall’orografia delle colline di Fiesole. Anche se, ben oltre gli interventi fiesolani – così fortemente connotati e condizionati da quello scenario –, si ritrova nella geografia diffusa dell’operare di Porcinai il rispettoso legame con il paesaggio e assieme però sempre – nelle audaci geometrie, nel governo del dettaglio, delle consonanze vegetali – l’invenzione. Dagli interventi in relazione al paesaggio di pietra e mare ligure, a quelli in Piemonte e Lombardia, dagli esordi pure aretini ai giardini pugliesi fino al progetto di riqualificazione per l’Italsider di Taranto. In un percorso, fecondo di incontri e esperienze internazionali, che coniuga tutela e sperimentazione e che lo vedrà affiancare la riflessione sul ruolo del verde in un’urbanistica da ripensare a interventi per la sistemazione degli esterni della Olivetti a Ivrea e Pozzuoli e della Mondatori a Segrate, occuparsi di progettare il paesaggio dell’autostrada del Brennero come il parco di Pinocchio a Collodi, fino alle consulenze per il trasferimento dei templi ad Abu Simbel; scrivere per Domus, propugnare anche per l’Italia l’affermarsi di specifiche figure professionali destinate al paesaggio … Tutto, sempre tornando nel suo studio laboratorio, in quella fiesolana villa Rondinelli dove vorrebbe istituire una sorta di accademia del giardino e dove nei primi anni sessanta propone di ospitare una mostra di scultura contemporanea “che avrà per quadro il giardino …. perché la scultura non è arte da salotto”.

 Ines Romiti, a cura di, Pietro Porcinai. L’identità dei giardini fiesolani. Il paesaggio come “immenso giardino”, Edizioni Polistampa, pp. 272, € 34, recensito da Andrea Di Salvo su Alias domenica, 1 Supplemento de Il Manifesto dell’11 dicembre 2011


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