Perfino nelle più indiscriminate dichiarazioni di amore per la vita, le piante figurano spesso in ruoli di second’ordine, esseri minori, subordinati. Considerate a lungo organismi privi di sensibilità, incapaci di valutazioni e scelte, intenzionalità, apprendimento, memoria – almeno nella nostra cultura occidentale, ipostatizzata nella metafora “piramidale” che le ritiene meno evolute, ma anche già per un islam che le illustra perché proprio in quanto inanimate sfuggirebbero al divieto di raffigurare il vivente – tale diffusa concezione dura pressoché inalterata fino a …ieri. Fin oltre le soglie dell’illuminismo e dell’affermarsi del metodo scientifico, se faticava ancora ad imporsi nella comunità scientifica l’idea di un’intelligenza delle piante prospettata nel lavoro del Darwin botanico sulle piante insettivore (che si nutrono quindi di altri organismi) e in quello che indagava Il potere del movimento nelle piante (rispettivamente, 1875 e 1880, ben oltre il 1859 dell’Origine delle specie). Ripercorrere per grandi balzi le tappe di questa vicenda di sottostima e disconoscimenti serve anche per meglio delineare le coordinate e le implicazioni più attuali di un radicale cambio di prospettiva cui inducono le più recenti acquisizioni della biologia vegetale. Come propone il volume a due mani di Stefano Mancuso e Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (Giunti, pp.140, € 14.00), in una collana Orizzonti diversamente intesa alla divulgazione (la Viola è giornalista scientifica mentre Mancuso è il direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale a Firenze). Qui si analizzano dal punto di vista della risposta vegetale all’evoluzione i complessi meccanismi e i sofisticati sistemi di comunicazione tra piante e tra piante e animali. Ripercorrendo spesso criticamente le convinzioni del senso comune, si esaminano il funzionamento e le efficaci declinazioni vegetali dell’omologo dei nostri cinque sensi, oltre ad evidenziare almeno un’altra quindicina di facoltà proprie di un sentire delle piante (raffinata percezione e misura di umidità, campi elettromagnetici, gradienti chimici, …). Si documentano con dovizia di esempi l‘intelligenza di strategie di impollinazione e di disseminazione, la perspicacia delle forme di registrazione, segnalazione del pericolo e reazione, di comunicazione, delle radici come delle foglie, fino a quella “gestuale”, denominata “timidezza delle chiome”, di difesa dai predatori, attivata magari concertando alleanze con insetti nemici degli assalitori, le fruttuose simbiosi, il mutuo scambio di aiuto, la dimensione sociale delle forme di riconoscimento e di cura parentali. Un’intelligenza non associabile a organi deputati ma distribuita, modulare. Nel solco del modo in cui le piante si sono differenziate evolvendosi, piuttosto come colonie che come individui. E in questa radicalmente differente strategia evolutiva, nonché in una temporalità di scala e durata per noi umani incommensurabile (e dalla nostra ridotta soggettività incomprensibile) vengono rintracciati i fattori culturali condizionanti di uno sguardo fin qui perlopiù incapace di concepire intelligenze diverse dalle nostre. Pur perdurando una grande ignoranza di questo universo (conosciamo appena il 5-10% delle specie vegetali presenti sulla terra e comunque da esse deriviamo il 95% di tutti i principi medicinali noti) e dei meccanismi che lo regolano, deve oramai farsi strada la consapevolezza che la terra è un ecosistema dove le piante rappresentano da sole oltre il 99,5 % di tutto quanto è vivo e che quindi abitiamo “un mondo in cui gli organismi più silenziosi, passivi e indifesi che conosciamo – le piante – condizionano e per certi versi orchestrano la vita degli animali, dal più piccolo verme delle radici fino all’uomo”.

Stefano Mancuso e Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, Giunti, pp.140, € 14.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica III, 19, Supplemento de Il Manifesto del 5 maggio 2013


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