In che misura, anche per il giardino così come per qualsiasi operazione di creazione artistica, è possibile ripercorrere il dispiegarsi del processo ideativo che lo informa? Cioè a dire, oltreché illustrarne intenzioni compositive o descriverne specificità tecniche, risalirne il divenire nel sommarsi di interrogativi, risposte e scelte che lo impostano e lo improntano? lo concepiscono e concorrono alla sua realizzazione? lo conducono a diventare sé? In che modo, almeno, percorrere questa via parallela della comprensione critica? Pur nella consapevolezza della irriducibile riduttività della pretesa di restituire, interpretando, con il filtro della scrittura e le mediazioni del taglio delle immagini fotografiche (o della documentazione di supporto), quell’esperienza di fruizione-partecipazione polisensoriale e interattiva dell’abitare un ambiente vivo, interpolato, variabile, … Se non, anche, proprio a partire da quella dichiarazione in atto che con il suo esistere un giardino propone di sé, ripercorrendo a ritroso le ragioni, le tappe del suo esser diventato tale, proprio così. È quel che tenta di fare Anna Scaravella in Dal paesaggio al giardino. Idea, progetto, realizzazione, testi di Paolo Campostrini, fotografie di Dario Fusaro, Electa, pp. 200, € 45.00. sorta di sceneggiatura a posteriori degli ultimi giardini realizzati dall’autrice. Osservazione e ascolto dei luoghi e delle ragioni della committenza, analisi dialettica delle coordinate di partenza, risorse disponibili, esterne e interiori, contesto, cultura, sensibilità, esperienze e capacità tecnica; dipanarsi del ragionamento che tiene insieme la trama di piani e considerazioni diverse e poi la sintesi, traduzione in un linguaggio, il segno singolare dell’estro che si fissa, individua. Ed è un contributo di metodo ambizioso, a suo modo provocatorio, che, stretto sul paesaggio e sul contesto delle committenze, procede per interrogativi, associazioni, ricercando risposte, invenzioni che spesso scaturiscono facendo interagire soggetti, elementi, relazioni, con le “loro” domande, sapendo accogliere problematiche, aspettative, suggestioni e vocazioni per come volta a volta si distillano in un codice. Singolarità che condividono una complessiva attenzione ecocompatibile al paesaggio (al risparmio idrico, all’impiego di piante autoctone, …) con alcune ricorsività che in una poliedrica duttilità mimetica spesso sbalzano dalla filigrana nell’uso dell’acqua e della vegetazione (dalle cesure-connessioni di strette vasche di acqua lineare, alla dissoluzione dei confini o alla sottolineatura di margini, con l’andamento frastagliato degli iris spesso a contrasto col segno forte di una sfericità individua, seppur quando proceda per gruppi o grappoli di cuscini di aromatiche o bossi). Sono diversi gli ambiti e le tipologie cui nel volume vengono ricondotti i casi di queste soluzioni intercettate, inventiones. Senza perciò farsi catalogo, campionario. Perché questo modo di ritornare a parlare dei propri giardini da parte di chi li ha inventati, questa anamnesi che smontando il meccanismo di progressiva presa di consapevolezza condivide interrogativi, esitazioni e soluzioni, restituisce molteplicità di valenze e spessore a un’idea di giardino solitamente considerato per come, e se, rientra in una collocazione prevedibilmente etichettabile, nel ventaglio dal “classico” storicizzato al contemporaneo, inteso perlopiù in una declinazione eminentemente grafica, di segno estetico nel senso riduttivo del termine, complemento di arredo, scenario intercambiabile, decalcomania appoggiata sulla complessità, invece che tentativo di farsene interprete.

Anna Scaravella, Dal paesaggio al giardino. Idea, progetto, realizzazione, testi di Paolo Campostrini, fotografie di Dario Fusaro, Electa, pp. 200, € 45.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica III, 22, Supplemento de Il Manifesto del 2 giugno 2013


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