Che manchino a livello nazionale indicazioni chiare e universali per designare i nostri patriarchi vegetali e intitolar loro univocamente lo statuto di alberi monumentali la dice lunga sulla perdurante assenza di consapevolezza del ruolo, appunto, di monumento vivente che i grandi alberi superstiti assumono per il loro valore estetico, testimoniando con la loro stessa presenza e durata dello svolgersi plurisecolare delle vicende del consesso civile, nelle più varie dimensioni sociali, economiche, simboliche, identitarie. Quando poi tali criteri pure esistano su scala regionale, volta a volta prevalgono diversamente, o variamente combinati coesistono: la misura del tronco, come pure l’altezza o talvolta il diametro della chioma, la rarità botanica, la specificità di struttura e portamento, il rilievo nel paesaggio, l’associazione con specifici avvenimenti storici o con tradizioni locali… Per l’intanto, con multiforme attivismo di “alberografo”, da alcuni anni Tiziano Fratus procede a descrivere, fotografare, catalogare e misurare piante centenarie e millenarie, alberi notevoli e di pregio. Dando conto degli studi settoriali e delle molte iniziative locali che pure muovono in tal senso, ma con passione da divulgatore, scrivendo delle sue analisi e peregrinazioni in volumi, blog, rubriche e reportage sulla stampa (nonché licenziando di recente anche l’app iTrees che propone storie, riferimenti bibliografici, foto e indicazioni per localizzare esemplari di grandi alberi). Anche disegnando passeggiate arborescenti, itinerari a piedi e in bicicletta, ideando laboratori per bambini, proponendo in mostra la sua ormai significativa documentazione fotografica. Esce ora in un’ulteriore variazione sul tema il suo Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Kowalski Feltrinelli, pp. 240, € 14.00). Manuale non proprio, malgrado le ironiche indicazioni sulla dieta del cercatore di alberi o le avvertenze sul come fotografare, contentandosi talvolta dei dettagli, alberi che non entrano nell’obiettivo; e pur con gli appositi apparati, dal glossario ai brevi profili biografici di botanici e naturalisti, fino alla variegata Bibliografia arborea che riprende le citazioni sparse nel volume, da Emerson a Thoreau, da Jean Giono al contadino poeta Wendell Berry. Piuttosto, somma di considerazioni e appunti in un diario di viaggio ricco di annotazioni, misure, divagazioni. Invito ad uno sguardo che metta assieme amore per la natura, apprezzamento per la bellezza e la biodiversità, consapevolezza del valore “lenitivo” dei boschi, dei benefici pratici e immateriali indotti da quel prezioso patrimonio “monumentale” costituito dai nostri antenati viventi, alberi centenari, alberi monumentali, ma anche, nel complesso orti botanici, arboreti, collezioni private. Da tener cari alla stregua di opere d’arte da tutelare e promuovere. Fino al suggerimento e all’attivazione di pratiche individuali – da cercatori di alberi – da affiancare ad altre forme di cittadinanza “radicale”. A contatto con le emergenze locali più disperse e remote, come con la ricca varietà delle specie diffuse nelle nostre città. Con l’avvertenza che, se «gli alberi reclamano tempo», è nel tempo di quelli ancora da mettere a dimora nei nostri giardini, nei parchi o lungo le alberate di città o in quello degli esemplari ancora “giovani” che occorre riporre le attese per le molte generazioni a venire, di vederli un giorno vivente testimonianza ponte delle nostre attuali, quotidiane attenzioni.

Tiziano Fratus, Manuale del perfetto cercatore d’alberi, Kowalski Feltrinelli, pp. 240, € 14.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica III, 35, Supplemento de Il Manifesto del 15 settembre 2013


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