Ben al di là della loro rilevanza botanica, le piante della Bibbia sono chiamate, in quel palinsesto di valenze narrative, religiose, poetiche che tramano le scritture, a evocare episodi, identificare contesti, a narrare di modalità di vita, consuetudini alimentari, pratiche terapeutiche, cultuali, a far da tramite per simbologie, significati spirituali, precetti morali. Se non ci è dato conoscere quali essenze, quantomeno vegetali, sintetizzano le metabotaniche indicazioni degli edenici Albero della vita e Albero della conoscenza del bene e del male menzionati fin dai primi versetti del Genesi, ora una complessiva ricognizione scientifica ci introduce nell’affollato universo di presenze vegetali che popolano le scritture. Con Le piante nella Bibbia (Gangemi, pp. 206, € 30,00), Maria Grilli Caiola, Paolo Maria Guarrera e Alessandro Travaglini presentano gli esiti di un’analisi condotta sì con gli strumenti analitici del botanico e dell’etnobotanico ma con una visuale ampia che incrocia i suoi dati con la lettura critica delle fonti e le più recenti acquisizioni di archeologi, filologi e biblisti.Piante nella Bibbia_Vìride_Andrea_Di_Salvo Fin dalla strutturazione per capitoli, la presentazione delle piante segue un andamento che le associa e propone in ragione della loro valenza volta a volta più significativa. Come Piante della terra promessa, secondo indicazioni esplicite del testo che assimila, con le relative risonanze spirituali, le basilari “sette specie” legate alla fertilità – grano, orzo, vite, fico, melograno, olivo e palma da datteri – al raggiungimento, dopo il nomadismo e l’esilio, di condizioni di stanzialità e di una prosperità legata alle coltivazioni. O come le quattro Piante della Festa delle Capanne che simbolicamente celebrano e sintetizzano dimensione religiosa e cicli stagionali. Capitoli poi, dove per cereali, specie orticole, piante da fibre tessili, piante da frutto, officinali, aromatiche si risale, oltre la prevalente dimensione utilitaristica, allo specifico botanico corredando ogni pianta identificata delle relative simbologie e dei suoi più significativi rinvii testuali. Certo, scontando la complessità di identificazione dovuta al sovrapporsi in travagliate tradizioni testuali di nomi comuni in lingua locale, in regioni e tempi e per usi diversi. E comunque, per poter dar conto di una visione delle cose che procede per grandi pennellate, laddove alcune specie vegetali risultano caratterizzanti dei paesaggi (il rilievo degli alberi), si indagano elementi a denominazione plurale, sottesi a nomi collettivi, dai Fiori di campo e erbe amare ai Cardi e piante spinose, dove le festose fioriture primaverili delle piante spontanee individuate si associano all’idea della transitorietà della vita terrena, mentre le erbe amare prescritte per la Pasqua rammentano la schiavitù in Egitto e ancora la frequente menzione nella Bibbia di spine, cardi, rovi evoca disagio e ristrettezze (nello specifico, si ripercorrono poi le ipotesi di attribuzione delle specie che avrebbero costituito la corona di spine di Cristo o il roveto visto ardere da Mosè). Seppur solo accennate nella Bibbia, ci si interroga, infine, su quali piante – se mandorlo o salvia o verbasco –potrebbero aver ispirato per la forma delle loro infiorescenze il candelabro a sette braccia, nonché su quelle i cui pollini o le cui immagini si rintracciano nel lino della Sindone.
A evidenziare un cambio di scena tra Antico e Nuovo Testamento, anche nel rapporto con la natura, la significativa contrazione in quest’ultimo delle citazioni botaniche rispetto a una maggiore dimestichezza nei libri del Pentateuco e in quelli dei Profeti, in specie Isaia. Preziose, le dettagliate tabelle sulle citazioni botaniche nei diversi libri, sui versetti e gli episodi citati, le simbologie e i significati che, non sempre univocamente, le piante rappresentano nella Bibbia. Dal fico, promessa di felicità, all’olivo, di pace e maestà, passando per l’incenso, il giglio, la vite di cui Noè è primo vignaiuolo, mentre con la parabola del seminatore e del seme ci si dice delle condizioni, non solo metaforicamente ambientali, propizie per far generare il seme o delle erbe, infestanti, magari, prima di essere addomesticate. Precisando peraltro che né la mela che Eva avrebbe offerto a Adamo, né l’albero di Giuda dove questi si sarebbe impiccato, per quanto attribuiti al racconto bilico, mai risultano in quel testo espressamente citati.

Maria Grilli Caiola, Paolo Maria Guarrera, Alessandro Travaglini, Le piante nella Bibbia, Gangemi, pp. 206, € 30.00), recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica IV, 18, Supplemento de Il Manifesto del 4 maggio 2014


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