Quante differenti specie di bellezza è dato rintracciare nelle nostre città che pur seguitano a dilatarsi in un bulimico processo di speculazione e privatizzazione che ingloba spazi e diritti? E quante e quali specie di spazi, “spazi comuni del quotidiano” resistono nella città multiculturale e multietnica o si disvelano come filigrana di elementi talvolta residuali, vuoti, distratti, abbandonati? Spazi da reinventare seguendo le aspirazioni e le proiezioni di diversi immaginari, dei quali riconsiderare le potenzialità estetiche e sociali sulla base di molteplici visuali e soggettività, spazi dei quali riappropriarsi in azione critiche collettive? Sono molte, piccole e meno piccole, le bellezze urbane che Anna Lambertini ci invita a considerare e interpellare nel suo Urban beauty! (Editrice Compositori, pp. 255, € 24). Urban Beauty_Vìride_Andrea_Di_Salvo E come illustra il sottotitolo, Luoghi prossimi e pratiche di resistenza estetica, si tratta di nuove forme e declinazioni di spazi pubblici, perlopiù esito di iniziative spontanee di cittadinanza attiva, di presa in carico collettiva, occasioni di un qualcosa, un’etica e un’estetica, che ci riguarda da vicino. Davvero altro, rispetto a funzioni e valenze convenzionali degli spazi di verde pubblico urbano cui siamo abituati a pensare.
In questo Repertorio di azioni di progetto l’autrice raccoglie in viaggio per le città europee il racconto e le “parole chiave” di oltre quaranta azioni/luoghi del “giardino democratico contemporaneo”. Spazi condivisi e progetti collettivi di riuso creativo di luoghi dimenticati, minori, interstiziali. Interventi effimeri, laboratori, workshop, installazioni, giardini temporanei e orti comuni. Aspirazioni, esercizi di riappropriazione dello spazio pubblico contemporaneo. Visioni e pratiche di una sua trasformazione, di una sua rigenerazione, portate avanti a partire dalla nozione grimaldello di beni comuni e, a vario livello, mediate sul territorio urbano da gruppi e collettivi, spesso rinegoziando, tra dialogo e conflitto, termini e contorni delle soggettività stesse, rimodulando, oltre la dicotomia pubblico-privato, legami sociali, processi identitari, forme di coesistenze.
Se, nella loro variegata eterogeneità, le esperienze riportate sono ordinate tramite il filtro critico che tematicamente individua sei azioni di progetto, dai nomi evocativi come Lavorare in prossimità, Coltivare immaginari, Mettere in gioco, Reinventare vuoti minori, Incoraggiare nature urbane, Fare emergere costellazioni di spazi aperti, esse finiscono per risultare accomunate da uno stesso “ desiderio di produzione di habitat poetici … [di ] fare luoghi pensati per rendere la vita quotidiana delle persone più ricca e piacevole, sul piano sociale e delle esperienze individuali”.
L’invito è allora a guardare da presso e con uno sguardo estetico in allerta, per leggere oltre i soliti modelli e riconoscere le molteplici pluralità urbane che variamente e continuamente riconfigurano forme, modi e qualità dello spazio comune, per come si manifestano nelle pratiche spontanee e nei movimenti critici organizzati e per come sono vissute dai soggetti che le interpretano, declinando idee plurali di bello in tensione. In un’indagine che è già una messa a punto di uno strumentario dove attingere suggestioni, sguardi, temi, opportunità, contesti; per operare affiancando e ibridando i saperi tipici dell’architettura del paesaggio, dell’arte del giardino, dell’arte urbana.

Anna Lambertini, Urban beauty! Luoghi prossimi e pratiche di resistenza estetica, Editrice Compositori, pp. 255, € 24, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica IV, 23, Supplemento de Il Manifesto del 29 giugno 2014


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