Sorta di brevi apologhi del valore d’innesco che l’amore per le piante assume nella vita di alcuni, questi dodici disparati ritratti colgono la vicenda dei loro protagonisti inquadrandola sotto il taglio di luce di una predilezione condivisa. Una passione botanica che, di là dalle epoche e dai contesti, contagia e accomuna in ordine sparso ingegni di prima grandezza diversi e distanti come Rousseau, Goethe, Leonardo, Malpighi, Mendel, Darwin ovviamente, ma anche figure come George Washintgon Carver, nato schiavo e primo nero americano a laurearsi in agraria negli Stati Uniti del 1894, infaticabile studioso e poi divulgatore di innovativi metodi colturali e inediti utilizzi alimentari, o Nikolaj Vavilov, tra i padri della genetica vegetale, alla ricerca del super-grano per un’Unione Sovietica che scivola nella fame tra Lenin e Stalin.Mancuso Uomini che amano le piante giunti per_Vìride_Andrea Di Salvo
Sono Uomini che amano le piante quelli raccontati nel suo ultimo libro (sottotitolo Storie di scienziati del mondo vegetale, Giunti, pp.140, € 14.00) da Stefano Mancuso, scienziato anch’egli, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale donde propugna in un radicale cambio di prospettiva un’attenzione nuova per diverse forme di “intelligenza” delle piante. E col piglio del divulgatore che pure gli è proprio, di questi testimoni antesignani isola e si sofferma a illustrare specifici, singolari aspetti e momenti. Così è per l’incontro di Rousseau con il piacere lieve dello studio delle piante (“sono pazzo per la botanica”) che si riverbera anche in quel suo Corso elementare prodotto in forma epistolare con tanto di erbario per l’educazione di una giovinetta e diventato poi grande successo editoriale, primo vero caso di divulgazione botanica; così è per un Goethe che nel suo viaggio in Italia non manca di visitarne gli orti botanici alla ricerca della pianta archetipica, nel suo Tentativo di spiegare le metamorfosi (1790) seguendo le variazioni di un elemento-forma basilare (Alles ist Blatt, tutto è foglia), instaurando una sorta di processo sintetico di comparazione anatomica cui darà il nome di Morfologia; così per un Darwin che attinge a piene mani dall’osservazione del mondo vegetale prove per la sua teoria dell’evoluzione, consapevole anche della “utile sottovalutazione” di cui è oggetto in quanto meno emotivamente coinvolgente rispetto agli animali; così per Federico Delpino, fondatore di una biologia vegetale (1867) che ardisce mettere le piante in relazione attiva con l’ambiente (mutuando dalla zoologia definizioni come istinto e etologia), o per Odoardo Beccari, esploratore e fine naturalista a cavallo del ‘900 ai cui resoconti Salgari si ispirerà per immaginare i suoi universi.
Storie di vita restituite per exempla, incontri, snodi, debiti, aspirazioni e frustrazioni e, su tutto, quel movente che incammina verso intuizioni, messe a fuoco, scoperte variamente anticipatrici. In una sorta di centrifuga genealogia, di disordinata archeologia stratigrafica dove il dato biografico rileva ogni volta per la costante di un’aspirazione e un’attitudine a cogliere sinteticamente l’essenziale, le ricorsività discriminanti, la semplicità dei sistemi in potenza, la dialettica degli elementi in correlazione, le strategie indirette. Ribaltando punti di vista, domande e quindi scenari, gerarchie acquisite, traguardando orizzonti fin lì insospettati.

Stefano Mancuso, Uomini che amano le piante. Storie di scienziati del mondo vegetale, Giunti, pp. 140, € 14.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica IV, 47, Supplemento de Il Manifesto del 30 novembre 2014

 


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