Non sarà certo un caso se nel suo incedere creativo, il settantenne olandese Piet Oudolf, uno dei maggiori artefici di giardini in attività, incrocia ora da presso il mondo dell’arte con un doppio coinvolgimento nella neo avviata galleria d’arte contemporanea Hauser & Wirth, a Bruton, nel Somerset, in un’antica fattoria ristrutturata a 180 km da Londra. Qui, in un contesto eccentrico, mentre si è da poco conclusa la mostra Open Field che, srotolando sulle pareti i suoi disegni preparatori, testimonia il dispiegarsi negli anni della sua visione artistica e del lavoro compositivo, di orchestrazione e controllo di livelli, tonalità, velature che prelude all’impianto di alcune delle sue opere più importanti e significative –, oltre le finestre della galleria, prende forma il nuovo giardino del sito espositivo, “come un’opera d’arte, da percorrere e vivere in tutte le stagioni”. Episodio ulteriore di un’attività oramai ultra trentennale, da far risalire alla così detta Dutch wave. Un movimento che, riprendendo ricerche e ispirazione del vivaista tedesco Karl Foerster (via Ernst Pagel), progressivamente mette a fuoco un nuovo approccio naturalistico al giardino, rompendo e poi fin anche ibridando l’egemonia della lezione anglosassone: un contro-movimento di forti individualità che, oltre la decorazione, sperimenta – con Anja Oudolf, sua moglie, il più radicale Henk Gerritsen, il catalizzatore filosofo del gruppo Rob Leopold, il pittore Ton ter Linden –  riconducendo a segno estetico contemporaneo l’amore e la conoscenza profonda delle piante. Un’esperienza che Oudolf enuclea in un suo stile inconfondibile, nell’impiego privilegiato di graminacee e erbacee perenni, le cosiddette “nuove perenni” (osservate a partire dagli habitat e da lì mutuate e sperimentate in una straordinaria pratica di selezione e coltivazione diretta), ispirandosi a come esse spontaneamente si associano in natura. Intendendole nel loro individuo carattere di struttura, consistenza, riflesso e trasparenza, movimento, perduranza fin nel disfacimento. Non come strumento piegato a interpretare altri linguaggi artistici, ma distillandone un’espressività propria. In una regia di personalità e caratteri, diversità, simpatie e preferenze associative, che, amministrando le piante per onde intricate in mimesi naturalistica o per schemi, gruppi, ritmi, contrappunti, di quei protagonismi fa sintesi e opportunità narrativa, sprigionando emozioni e risonanze sempre diverse sul filo del ritorno delle stagionalità, integrando come valenza estetica anche l’intero loro ciclo di vita, la bellezza delle sfiorite silhouette invernali.
Uno stile segnato da una continua ricerca; unitario eppure attento al contesto, alla dimensione sociale, divulgativa oltreché estetica delle committenze pubbliche. Dal suo giardino palinsesto di Hummelo, vicino Arnhem, e dai primi progetti in Svezia e dagli importanti interventi in Inghilterra col volgere del millennio, confrontandosi nella riserva naturale di Pensthorpe nel Norfolk con un giardino piantato per onde di perenni e graminacee, il Millennium Garden, come poi nella prateria in città del Lurie Garden a Chicago, fitta di molte specie originarie del Nord America, fino ai paesaggi in movimento delle diverse stazioni della High Line a New York e ai più recenti ridisegni post Olimpiadi di Londra del Queen Elizabeth Park o del più giardiniero doppio Seasonal Walk nel New York Botanical Garden del Bronx. Permettendosi intanto divagazioni e cambi di passo, come gli interventi landartistici della monumentale bordura di 150 metri x 10 a Altlorenscheuerhof in Lussemburgo, la reinvenzione del formale di Scampston Hall, nello Yorkshire, le reinterpretazioni del classico mixer border a Wisley, le estemporanee per lo spazio espositivo del Giardino delle Vergini della 12a Biennale Architettura, e per il raffinato padiglione della Serpentine Gallery, nei Kensington Gardens a Londra dello svizzero Peter Zumthor nel 2011.
Di questa sua evoluzione, debitrice delle suggestioni di viaggi e conoscenza di altre flora, delle praterie, e forse degli impianti a matrice ecologica sperimentati da Cassian Schmidt, dei riverberi delle esperienze di ricerca dell’arte contemporanea dà conto l’ultimo libro di Oudolf, a due mani con Noel Kingsbury, Planting. A New Perspective, da noi non ancora tradotto. Mentre in italiano si può ora leggere un instant book, I giardini di Piet Oudolf, Bolis edizioni, pp. 96, € 14.00, a cura di Claudia Zanfi, che nel quadro dell’iniziativa milanese Green Island introduce la figura del maestro e le schede di nove suoi giardini, … da mettere in prospettiva.

I giardini di Piet Oudolf, a cura di Claudia Zanfi, Bolis edizioni, pp. 96, € 14.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica V, 3, Supplemento de Il Manifesto del 18  gennaio 2015


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