Per quanto, come testimonia il rovello del Palomar di Calvino alle prese con il suo prato infinito, di esso non sia data conoscenza, men che mai sistematica, né certo sia praticabile la via di una filologica ricomposizione del miscuglio dei prati di erba e fiori selvatici che ci meravigliano in natura, pure dallo studio delle associazioni botaniche delle praterie nel trascorrere delle stagioni possono ben venire variopinte suggestioni e informazioni puntuali per nuovi modelli compositivi anche in giardino.Tomat, Nativa-dei-prati_Vìride Andrea Di Salvo
Facendo tesoro delle esperienze tedesche e nordamericane nell’utilizzo delle specie selvatiche native come piante ornamentali, in particolare nella declinazione di prati fioriti, la friulana Elisa Tomat ci trasmette, oggi che un certo interesse al riguardo si diffonde anche qui da noi, il distillato dei suoi studi sugli habitat che ce li conservano e delle sue pratiche di impiego, diffusione, valorizzazione, ma anche riproduzione via seme, dei cosiddetti wildflowers, i fiori selvatici .
Li racconta intrecciando passioni e dettagliate nozioni nel suo Nativa dei prati, Maestri di Giardino Editori, pp. 148, € 10.00, nella collana Scrivere verde diretta da Daniele Mongera che fa da contrappunto alle attività formative dell’associazione (sul sito www.maestridigiardino.com).
Prati fioriti di montagna, oltre il limite degli alberi; poi più in basso quelli stabili, pur sempre semi-naturali; quelli planiziali del suo Friuli, al “crocevia di migrazioni botaniche”, dei magredi e, diversamente, i prati magri della landa carsica; ma anche quella sorta di “brughiera all’italiana” che è la Baraggia biellese; le torbiere fiorite di Iris sibirica in Veneto…
Prati fioriti, da intendersi non come bordure colorate di annuali seminate su suoli aperti, senza erba, ma come ecosistemi di piante perlopiù perenni – e in percentuale molte erbe, graminacee con le loro spighe che in realtà sono fiori –, associate in ricche comunità in equilibrio tra specie selvatiche. Consociazioni pur sempre segnate da una loro irriducibile diversità; un imprevedibile variare di forme, altezze, colori, in una dialettica di intervento dell’uomo e risposta della natura. Habitat spesso a rischio di scomparsa, e in questo senso si segnala l’impegno di Elisa Tomat per la loro salvaguardia.
Osservare in natura le dinamiche degli stadi di sviluppo dei prati fioriti, le successioni e i meccanismi di competizione, l’avvento e la scomparsa delle specie colonizzatrici; affinare la lettura del divenire della vegetazione spontanea, dei suoi cicli, del quando e come raccoglierne i semi, del riconoscere l’approssimarsi del momento migliore della falciatura in funzione della disseminazione, significa ispirarsi all’ecosistema naturale per ripristini ambientali, per programmi di ricomposizione paesaggistica e naturalistica, per ricreare insomma prati pregiati ricchi di specie. E al tempo stesso restituire a fiori ed erba un ruolo da protagonisti, in quanto elementi connotativi, anche nei giardini progettati (qualificanti e non residuali come pure spesso accade); assumerli nella loro dimensione estetica, dai tetti verdi come sopra i parcheggi dell’Allianz Arena di Monaco  ai programmi di abbellimento delle autostrade della North Carolina con fiori selvatici , come soluzioni a bassa manutenzione per interventi pubblici, fino agli utilizzi nei giardini “naturali”, magari accostando a contrasto il prato fiorito al tradizionale tappeto erboso o ricavando al suo interno sentieri tra l’erba alta, graduando il trascorrere verso l’esterno di quelle “folle di erbe” convocate nella consuetudine di un cordiale colloquio ispiratore.

Elisa Tomat, Nativa dei prati, Maestri di Giardino Editori, pp. 148, € 10.00, nella collana Scrivere verde diretta da Daniele Mongera (www.maestridigiardino.com), recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica V, 44, Supplemento de Il Manifesto dell’8 novembre 2015


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