Disposte sull’asse del ritornar delle stagioni, le note dal giardino messe in pagina in questo suo nuovo libro da Paolo Perone tra i decani della nostra architettura del giardino tradiscono, a sfogliarle in sequenza, come in una moviola accelerata, il riverbero di una profonda intimità con il linguaggio ispirato della natura, tradotto nella composta creatività di un distillato gusto giardiniero che quel linguaggio sa interpretare facendo i conti con tempi, luoghi e culture dove si dispiega.
Un giardino semplice, paolo pejrone einaudiQuelle di Un giardino semplice (Einaudi, pp. 193, € 16.00) sono considerazioni e esperienze trasmesse in elzeviro di quanto lì avviene dalla primavera all’inverno successivo, a segnare, temporalmente e per disposizioni di spazi, soglie e trait d’union, affermarsi e trascolorare di presenze e coreografie, vegetali e non. Un farsi almanacco di informazioni pratiche, suggestioni sul carattere e l’utilizzo delle piante in relazione alle loro esigenze (spiegandone provenienze e, per quelle via via esotiche, la vicenda storica dell’introduzione nei nostri giardini), illustrando le mode che le han traversate (il giardinaggio delle “seconde case” o il merito degli inglesi a mostrarci il valore giardiniero di presenze da noi fin lì consuete solo al di fuori, come cisti, lavande e rosmarini), i singolari “caratteri” delle piante e le simpatie che le vedono tra loro sociali.

Un procedere convenzionale sul filo delle stagioni che finisce per incrociare temi centrali come la gestione delle acque nel giardino di meno fiori e le variazioni invece di altri codici, cromatici come i fogliami; o come la correlazione feconda orto-giardino (con le siepi di more e lamponi o le amate pergole di zucche); la vera cultura, alimentare e di farmacopea, che comporta la frequentazione delle erbe; la sostenibilità e l’ardire del sottrarsi alla tirannia d’ossessive innaffiature e tagli di un impeccabile, incongruo tappeto smeraldino, con la semina di un prato fiorito di tante brevità e silenzi in successione…

Un procedere sulle pagine per brevi epifanie, dove peraltro l’introduzione di ogni protagonista è innesco per evocare incontri, memorie. Dove, disseminando esperienze, si lasciano via via cadere qua e là indicazioni su collezioni botaniche (quella di gelsi di Buckingham Palace), vivai e giardini visitati, giardinieri, vivaisti, paesaggisti conosciuti e frequentati o anche soltanto incontrati sui libri e nelle opere.

Progettista di molto prestigio, a sua volta alla scuola di protagonisti della stagione novecentesca come Russell Page e Roberto Burle Marx, organizzatore di importanti, anticipatrici manifestazioni come la Mostra di Masino, Paolo Pejrone dà corso da anni su diverse testate e in numerosi volumi specialmente alla sua vocazione di divulgatore.

Che, alternando nostalgie e giusta capacità di sottrarsi all’imperio delle mode precipitate da indistinti ovunque, oltre l’estro garbato e contro l’apparenza esibita di giardini di stranezze a tutti i costi, prospetta il suo giardino di emozioni e dell’imprevisto, dei … bucaneve cresciuti da soli, senza disegno; un giardino rispettoso, polifonico e ospitale, svelenito anello di consapevolezza e continuità con l’ambiente.

Suggerendo un modo leggero di tener ferma la barra del gusto, a fronte di una modernizzazione cialtrona e omologante anche in giardino, ci precede a tratti con il passo lieve del maestro di molte esperienze che può fin permettersi di ripercorrere criticamente le tante tappe del suo percorso.

Paolo Pejrone, Un giardino semplice. Storie di felici accoglienze e armoniose convivenze, Einaudi, pp. 193, € 16.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica VI, 21, Supplemento de Il Manifesto del 22 maggio 2016


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