Proprio mentre, con l’arrivo della primavera, una grande mostra, ancora da raccontare, sui giardini nell’arte si apre a Parigi al Grand Palais (Jardins, fino al 24 luglio, catalogo Réunion des musées nationaux), proponendosi fin nell’allestimento come una passeggiata tematica nelle molte implicazioni della presenza del verde ornamentale nella nostra vita, anche in Italia si moltiplicano le occasioni dove l’esperienza estetica del giardino – visitato, gustato, prefigurato ma anche agito, praticato, appreso – si dilata nelle sue interazioni con le forme del gusto della società e del paesaggio culturale che evoca e interpreta, con i linguaggi dell’arte che attiva e dove reciprocamente si riverbera.
Nella formula del Festival, incontri, dibattiti, presentazioni in rassegna e approfondimenti botanici ed editoriali si intersecano con la messa in opera di collezioni di giardini veri e propri. Non certo gli imponenti allestimenti del Chelsea Flower Show di Londra, per quanto effimeri (quest’anno dal 23 al 27 maggio) e da ammirare soltanto dall’esterno, o magari quelli destinati ad esser percorsi e a durare almeno una stagione, come nel caso del Festival international des jardins di Chaumont-sur-Loire, inventato anni or sono da Jean-Paul Pigeat (siamo ormai alla 26 edizione).
Con questa temporalità distesa si confronta ora qui da noi la prima edizione di Radicepura. Festival internazionale dedicato all’architettura del paesaggio appena inaugurato in Sicilia, a Giarre, ai piedi dell’Etna e che fino al 21 ottobre proporrà, oltre a una serie di incontri, lezioni, interventi di artisti, workshop, quattordici giardini realizzati appositamente nel parco botanico della famiglia Faro, dinastia di vivaisti. Centrati sul tema dell’Esperienza Mediterranea, i giardini di maggior sviluppo (150mq) sono affidati a paesaggisti di fama, da Michel Péna con il suo verticale Jardin Parfumé, all’italiano Stefano Passerotti con Evaporazione mediterranea, dall’arabo-londinese Kamelia Bin Zaal che si ispira alla convivialità dei cortili arabi, al paesaggista inglese James Basson. Mentre la giuria guidata da Sarah Eberle, con tra gli altri Jordi Bellmunt e la direzione artistica di Pablo Georgieff, ha selezionato i giovani paesaggisti provenienti da Spagna, Turchia, Italia, Francia e Uruguay.
In un’inevitabile contaminazione di linguaggi, diverse installazioni. Tra cui una riproposizione, dopo quella per il giardino del parigino Institut du monde arabe, di Anamorfosi di François Abélanet e, per Studio Coloco, le collezioni vegetali del Giardino della Dieta Mediterranea. Nel suo Sogno di Empedocle Emilio Isgró incastona un seme-monoblocco di pietra lavica di sei metri d’altezza come perno di un giardino di aranci e limoni, intanto che con Alfio Bonanno si avvia Herbarium, un programma di residenze per artisti.
Così via di qui a fine ottobre. Nel mentre che, alle più diverse latitudini della penisola, altri eventi come la blasonata Orticola (a Milano dal 5 al 7 maggio, 22 edizione) presidiano con gran merito la diffusione di una sensibilità di ricerca botanica e giardiniera. E nell’imminenza dell’incalzante arrivo di Un Bosco per Roma, istallazione a firma di Fabio Di Carlo e Pan Associati di Selleri: una foresta urbana di oltre cento alberi che invaderà fin la cavea dell’Auditorium di Renzo Piano anticipando la nuova edizione del Festival del Verde e del Paesaggio (19-21 maggio). O ancora, in attesa questo autunno di Maestri del paesaggio, a Bergamo (7-24 settembre), dove tra convegni, seminari, summer school, percorsi, esibizioni, balletti, sarà possibile incontrare i protagonisti internazionali del paesaggio, mentre suggestivi allestimenti trasformeranno la città contaminandone gli spazi – piazza Vecchia quest’anno sarà ripensata dal paesaggista olandese Lodewijk Baljon –, in un’edizione che ispirandosi alla “sprezzatura” di Baldassarre Castiglione si intitolerà alla Coolness nel paesaggio. O ancora, sperando davvero che, dopo anni di ripetuti slittamenti, nel 2018 Euroflora di Genova rientrerà finalmente, con Gand e Nantes, nel circuito delle grandi floralies
Nel mentre, converrà dunque tornare a Giarre, a visitare nel suo dispiegarsi nel tempo, negli eventi correlati e negli effetti indotti, questa neo avviata siciliana biennale dei giardini mediterranei.

Andrea Di Salvo su Alias della Domenica VII, 18, Supplemento de Il Manifesto del 1 maggio 2017


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